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M.H. – Material Handling

Tutte le info per efficientare
la movimentazione dei prodotti
in fase di confezionamento​

Tutte le info
per efficientare
la movimentazione
dei prodotti in fase
di confezionamento​

Il cioccolato è irresistibile. Un po’ meno quando rimane attaccato ai nastri della linea di produzione.

Nel settore del cioccolato e dei dolciumi, i residui zuccherini possono rendere la pulizia dei sistemi di trasporto una fase particolarmente delicata, soprattutto quando il prodotto viene movimentato lungo diverse fasi del processo, fino al confezionamento.

Noi di M.H., in collaborazione con Steam Italy, abbiamo sviluppato un sistema pensato per la pulizia di diverse configurazioni di trasporto, dai nastri monolitici a superficie continua alle catene modulari.

Tipologie diverse, con caratteristiche ed esigenze specifiche, che richiedono modalità di intervento altrettanto specifiche.

Hai un’esigenza specifica di pulizia sulla tua linea? Contattaci: analizziamo insieme la configurazione dei tuoi nastri e individuiamo la soluzione più adatta.

Una linea di confezionamento di qualità può garantire prestazioni affidabili per decenni, soprattutto quando c’è una progettazione attenta e una manutenzione adeguata.

La vita utile di un impianto rappresenta un valore importante, ma la sua piena operatività non sempre coincide con la capacità di rispondere alle esigenze produttive, tecnologiche e normative attuali.

Nuovi materiali di packaging, obiettivi di sostenibilità e standard di mercato sempre più rigorosi richiedono impianti capaci di evolvere, un aspetto particolarmente importante nel settore alimentare, dove igiene, facilità di pulizia e sicurezza sono requisiti fondamentali.

Vuoi capire come adeguare il tuo impianto alle nuove normative ed esigenze produttive?

Contattaci per una consulenza tecnica.

Concentrare più file di prodotto in un numero inferiore può sembrare un’operazione semplice. In realtà, il modo in cui i prodotti vengono raccolti, fasati e consegnati alla macchina successiva può avere un impatto importante sulla regolarità dell’intero processo. 

Per questo la progettazione di un unificatore non parte soltanto dalla velocità della linea. Prima ancora occorre capire come si comporta il prodotto: forma, stabilità, delicatezza, possibilità di lavorare a contatto con altri articoli e passo richiesto dalla macchina a valle sono tutti elementi che contribuiscono a definire la soluzione. 

Su questi parametri M.H. Material Handling progetta la configurazione di unificazione più adatta alle caratteristiche della linea e del prodotto.

Il primo criterio è il prodotto: sopporta l’accumulo?

Prima ancora della velocità, la valutazione parte dal prodotto e dalla sua capacità di sopportare l’accumulo.

Un articolo che lo accetta tollera la pressione dei pezzi che si toccano e si spingono a vicenda; rientrano in questa categoria scatole, vassoi e prodotti impilati in confezioni strette.

Un articolo fragile, o soggetto a sovrapposizione, non regge invece questa sollecitazione, e un sistema a pressione ne comprometterebbe l’integrità.

Ecco perché la resistenza all’accumulo è il primo elemento da valutare, in quanto indica se occorra un unificatore pneumatico o dinamico ancor prima di considerare la cadenza di linea.

Esiste però un’eccezione utile da tenere presente. Anche con un prodotto che sopporta l’accumulo, la presenza di molti formati con larghezze sensibilmente diverse rende spesso preferibile una soluzione dinamica. In questo modo si evita il cambio formato con guide regolabili o a regolazione automatica, e gli articoli, non entrando in contatto, non rischiano di disallinearsi.

Pneumatico, serie DU o serie HP: a ciascun prodotto la sua tecnologia

L’unificatore pneumatico è la soluzione più semplice ed economica, adatta ai soli prodotti che accettano l’accumulo.
Funziona con cancelli sulle corsie di ingresso che rilasciano le file in sequenza, e richiede due condizioni: gli articoli devono sopportare la pressione durante la fase di accumulo, e la macchina a valle deve poter ricevere i prodotti «in treno» senza risentirne.

Il secondo requisito ha una precisa ragione tecnica. All’uscita i prodotti sono vicini o attaccati, e quando il treno arriva a valle la velocità istantanea percepita dalla macchina risulta doppia rispetto a quella media. O si riesce a gestirla, oppure il flusso va normalizzato con un nastro di rallentamento e uno di accelerazione, a costo di maggiori ingombri, di due motori aggiuntivi e di una logica di controllo più complessa.

La soluzione pneumatica si adatta bene anche a una situazione particolare, quella dell’astuccio come primario, frequente nel comparto della pasta, nel tratto tra il secondario e l’incassatrice, dove il prodotto è cumulabile.

Quando invece il prodotto è delicato o deve essere movimentato senza contatto, si ricorre agli unificatori dinamici, che M.H. propone in due serie.

La serie DU unifica i prodotti riducendo le file tramite nastri fasatori anticoincidenza a velocità differenziali e controllate, uno per ciascuna pista di ingresso. Gli articoli vengono trattati singolarmente e senza contatto, caratteristica che la rende adatta anche a prodotti fragili o soggetti a sovrapposizione, fino a circa 240 pezzi al minuto.

La serie HP è l’evoluzione della DU, sviluppata specificamente per le linee flowpack ad alta velocità e per il collegamento tra confezionamento primario e secondario. In questo caso la pressione è esclusa, poiché i prodotti non devono mai entrare in contatto, e la fasatura avviene uno a uno grazie a un sistema multitappeto a motorizzazioni indipendenti (brushless) per ciascuna pista di ingresso, con aspirazione a soffiante per le accelerazioni più elevate, fino a 600 pezzi al minuto in uscita. Del resto, sul flowpack la fasatura è pressoché obbligata, essendo l’unico modo per evitare la sovrapposizione dei pezzi.

Il passo in uscita, un dettaglio da non sottovalutare

All’aumentare della velocità diventa determinante ottenere, all’uscita dell’unificatore, un passo tra i prodotti quanto più regolare possibile, poiché è questo a stabilire in che modo la macchina a valle riceve l’articolo.

Un flusso consegnato a treni può spingere la macchina a valle oltre i propri limiti di produttività, a causa delle punte di velocità istantanea richiamate in precedenza. La fasatura uno a uno, al contrario, regola la distanza tra le confezioni e le trasferisce senza contatto, riducendo il rischio di incastri e sovrapposizioni.

La scelta parte sempre dal prodotto

In ogni caso, il punto di partenza è sempre il prodotto. Si verifica se accetti o meno l’accumulo, se ne valutano la fragilità e la forma, la cadenza richiesta e il numero di file da unificare, per arrivare infine al tipo di macchina a valle, in particolare se si tratti di una flowpack nel collegamento tra primario e secondario.

Da queste risposte emerge la tecnologia adatta: il pneumatico per i prodotti che accettano la pressione, la serie DU per quelli da trattare senza contatto, la serie HP per le flowpack ad alta velocità.

In M.H. Material Handling realizziamo sistemi di movimentazione e soluzioni di efficienza per le linee di confezionamento dell’industria alimentare e dei comparti affini. In oltre quarant’anni di lavoro sul campo, dal food & beverage al pharma e al packaging, abbiamo maturato una competenza che permette di riconoscere dove l’unificazione fa la differenza e dove se ne può fare a meno. Su questa base progettiamo unificatori pneumatici e dinamici, delle serie DU e HP, su misura a partire dall’analisi dell’impianto.

Se è in programma una nuova linea o un revamping e l’unificazione resta un nodo aperto, possiamo valutarla insieme per individuare la configurazione più adatta.

La tua linea di confezionamento è inefficiente? Basta aggiungere un buffer e il problema è risolto.

O almeno, è quello che molti pensano.

Inserire un buffer su una linea esistente rischia di diventare un investimento costoso e inutile. Prima di procedere con l’installazione valuta attentamente tutti gli aspetti preliminari: un’analisi approfondita può evitare di farti ritrovare con gli stessi problemi di partenza.

Per individuare la soluzione più adatta alla tua linea di confezionamento, contattaci: analizzeremo il tuo caso e ti aiuteremo a definire l’intervento più efficace.

Cosa succede quando il collegamento tra le macchine di una linea di confezionamento non è progettato correttamente?

Il rischio è che si generino rallentamenti, accumuli, microfermate e discontinuità nel flusso che possono influire sull’efficienza della linea e, nel tempo, sulle prestazioni complessive dello stabilimento.

È proprio da questa riflessione che prende il via la nuova serie video di ConveyorU, l’Academy di M.H. Material Handling dedicata alla movimentazione intelligente dei prodotti nelle linee di confezionamento.

Ad accompagnarti in questo percorso ci sono Convy, la mascotte dell’Academy, che pone le domande di chi lavora ogni giorno negli stabilimenti, e Luca Fontana, CEO di M.H. Material Handling, che risponde partendo da quarant’anni di esperienza nella progettazione delle linee.

In questo primo episodio affrontano una domanda apparentemente semplice: perché i nastri trasportatori sono così importanti?

Come emerge dal video, il valore di un nastro trasportatore dipende da come viene inserito nella linea, dalla velocità richiesta, dalle condizioni di utilizzo e dalle specifiche esigenze produttive.

Le caratteristiche necessarie, inoltre, cambiano sensibilmente a seconda del settore: una linea dedicata al packaging alimentare o farmaceutico presenta priorità diverse rispetto a un’applicazione nella logistica, nella meccanica o nell’automotive.

Questo è solo uno dei temi affrontati da ConveyorU, un percorso dedicato ai diversi aspetti della movimentazione e all’efficienza delle linee di confezionamento.

Vuoi migliorare l’efficienza della tua linea?

Ogni linea presenta condizioni, prodotti e criticità differenti. Per individuare i margini di miglioramento è quindi necessario analizzare il processo nel suo insieme, osservando il modo in cui le macchine dialogano e il prodotto viene movimentato.

Il team di M.H. Material Handling può aiutarti a valutare la tua linea, individuare eventuali punti critici e studiare una soluzione costruita sulle reali esigenze del tuo stabilimento.

Contattaci per parlarci della tua applicazione e scoprire come rendere la movimentazione più efficiente, continua e semplice da gestire.

Succede per motivi diversi. A volte è una scelta dell’ufficio acquisti per ridurre i costi. A volte è il cliente finale che chiede meno plastica. A volte è un adeguamento alle nuove normative europee sugli imballaggi, come il Regolamento PPWR. A volte è tutto questo insieme.

Qualunque sia la ragione, quando il film primario si assottiglia, la confezione diventa più leggera e più deformabile.

Sul nastro, però, questo significa meno stabilità.

Sul nastro, pochi micron cambiano tutto

Un film da 28 micron produce una confezione molto diversa da uno da 40. Più leggera e più cedevole, risente maggiormente di qualsiasi tipo di contatto, sia esso con guide prodotto o con altre confezioni nei tratti di accumulo. Il rischio di deformazione o sovrapposizione inevitabilmente aumenta.

A valle questo si traduce in micro-fermate e scarti, e spesso in reclami dal cliente che riceve il prodotto danneggiato.

La confezionatrice funziona come sempre, ma tutto il tratto tra produzione e confezionamento non è più adatto al nuovo formato. Di conseguenza, vanno ripensate le velocità, il tipo di catena, le guide laterali e le superfici di contatto, perché l’intera sezione di trasporto va ricalibrata sulle nuove caratteristiche meccaniche della confezione.

Il buffer che funzionava ieri oggi potrebbe non essere adatto

Un sistema di accumulo viene dimensionato in base ai parametri reali del formato, come peso, rigidità, dimensioni della confezione. Quando questi parametri cambiano – ad esempio passando a un packaging più leggero o flessibile – il comportamento del prodotto all’interno del buffer si modifica di conseguenza. In un sistema che lavora in pressione, una confezione meno rigida rischia perciò di deformarsi o danneggiarsi durante l’accumulo, se tutto non viene settato correttamente.

Il BAT Buffer di MH Material Handling lavora senza pressione sul prodotto, ed è progettato per essere flessibile e configurabile su più formati e layout. Questo lo rende adatto anche a confezioni leggere e delicate.

Tuttavia, flessibilità non significa che un unico setup vada bene per tutto: se il formato cambia in modo significativo e il buffer non viene riadattato, il rischio di inceppamenti e danneggiamenti resta.

Una regola pratica utile in fase di progetto è che un buffer dovrebbe contenere da 2 a 5 minuti di produzione, il tempo necessario per assorbire le micro-fermate tipiche della linea senza perdere produttività. Con formati più leggeri, però, vale la pena ricalcolare sia la capacità effettiva di accumulo sia la velocità di restituzione, considerando che la macchina a valle deve poter lavorare almeno un 10–20% più velocemente della media per recuperare il prodotto accumulato.

A valle della confezionatrice si gioca la vera partita

Quando cambiano peso e rigidità della confezione, cambiano anche le esigenze della linea a valle del confezionamento primario. Tutta la meccanica a valle – allineatori, fasatori, unificatori – si trova a lavorare con un prodotto che non è più quello su cui era stata tarata.

La confezionatrice continua a girare, ma la zona a valle – quella che nessuno presidia – è il punto in cui si perde efficienza.
Per questo ogni cambio di formato richiede una verifica dei sistemi di alimentazione e va fatta prima che arrivino i problemi.

Come adeguare la linea senza fermare la produzione

Si parte da una mappatura a delle caratteristiche della nuova confezione: peso, dimensioni, rigidità e coefficiente di attrito.
Poi si testa il nuovo formato su ogni tratto della linea, non solo sulla confezionatrice, perché ogni sezione reagisce in modo diverso e va verificata singolarmente.

Il passaggio più importante è coinvolgere il fornitore di trasportatori nella fase di progettazione, non a problema già conclamato.

Lavorare per fasi – validare un tratto alla volta prima di passare al successivo – permette di mantenere la produzione attiva e ridurre i rischi.

Il formato cambia. La linea non può restare ferma

Quando un’azienda decide di ridurre il peso o lo spessore del packaging – per tagliare costi o per rispondere a requisiti di sostenibilità – la decisione di solito parte dall’ufficio acquisti. Si seleziona un film più sottile, si negozia il prezzo, si aggiorna la specifica a sistema. E poi basta.

Il problema è che nessuno verifica l’impatto di quel cambiamento sulla linea di confezionamento. L’ingegnere di processo non viene coinvolto, almeno non subito. Lo si chiama settimane dopo, quando i fermi macchina iniziano a moltiplicarsi, gli scarti salgono e l’OEE cala senza una causa apparente. La macchina è la stessa, il prodotto è lo stesso. Ma il packaging è cambiato, e quel cambiamento si ripercuote su tutta la linea, dal confezionamento all’accumulo, dal trasporto alla pallettizzazione.

In MH Material Handling progettiamo da 40 anni sistemi di trasporto e accumulo. Lavoriamo sull’analisi del layout, sulla configurazione dei buffer, sull’adeguamento dei sistemi di alimentazione e sull’integrazione di nuove soluzioni su linee esistenti, perché tutto funzioni con il formato di oggi, non con quello di ieri.

Se state valutando un cambio di formato, o vi trovate già a gestire problemi dopo una riduzione di spessore, parliamone prima che le inefficienze diventino la norma. Un confronto tecnico preventivo costa molto meno di una linea ferma.